RISTORANTE ARMANI  

Tel. 0288838888
Spesa media escluso bevande; € 130,00
Chiusura: Domenica

Fonte: passionegourmet.it

VALUTAZIONE
15/20Cucina prevalentemente classica

PREGI
Cucina intrigante in un contesto esclusivo e imparagonabile.
La professionalità del restaurant manager, Dennis Cereda, simpatico e informale.

DIFETTI
Il necessario attraversamento del contiguo Bamboo Bar per raggiungere la location.

Visitato il 07-2019

PERFETTI EQUILIBRI

L’impronta di “Re Giorgio” ha, ancora una volta, lasciato il segno: in questo caso, però, l’ha fatto esercitando un’arte totalmente diversa dalla sua più celebre. Ed è grazie a Francesco Mascheroni, abile chef che riesce a trasformare, rendendo difatti unica, la materia prima se l’esperienza all’Armani Ristorante ci ha così entusiasmati.

Lussuoso ristorante sito all’ultimo piano dell’hotel di via Manzoni, da cui si ha, ςa va sans dire, una vista mozzafiato della parte più storica di Milano; esso è collocato nell’area più estrema e appartata del Bamboo Bar – il cocktail bar di casa Armani dagli eccellenti drink – come sala riservata, per una più consona e doverosa cura per chi si accinga a pasteggiare.

La “collezione” Armani/Ristorante affiora nell’amuse-bouche di benvenuto: quattro differenti praline che ripercorrono, ciascuno con la propria peculiarità, i quattro punti nel mondo in cui è presente una insegna Armani: Tokyo, con la sua cialda di alga wakame semi di sesamo e maionese d’ostrica, New York in un taco di mais con spuma di avocado, Dubai e il suo falafel di ceci, babaganoush e gelatina ai peperoni e, infine, proprio Milano, idealizzata in un Macaron al Campari e cioccolato bianco, accostamento che cede forse troppo verso lo zuccherino, in vista soprattutto dell’imminente pasto.

 OGNI COSA AL SUO POSTO

Ma subito la capacità dello chef, alla guida del ristorante da poco più di tre anni, si fa notare nel Gambero rosso di Mazara, salsa alla carota e zenzero e gelatina al frutto della passione che, con l’irrorata finale di burro tiepido, doma magistralmente la sferzata fresca e acida del passion fruit, rendendo perfetto questo signature dish. 

Standing ovation, però, per i Corzetti con creste di gallo, astice bretone ed emulsione al sugo di teste: un capolavoro di fasciante callosità smorzata dallo slancio salino della salicornia e dalla concentrazione della salsa, davvero da manuale. Trionfo di equilibrio, infine, nel Carbonaro dell’Alaska, miso tofu e verdure croccanti, appositamente studiato per il viaggio di ogni ingrediente verso la perfezione del boccone, quasi come un dripping alla Jackson Pollock in cui ogni colata di colore occupa rispettosamente il proprio posto per il capolavoro finale. E anche qui, con i dettagli a fare la differenza, una gelatina fresca e acida a domare il piatto.

Naturalmente, ci si augura che a differenza di un irreplicabile Pollock la cucina di Mascheroni continui nel suo sviluppo per concedersi ancora una volta ai palati degli ospiti. E ne vedremo delle belle certamente.